Testimonianze

Vittorio Sgarbi:

(…)Nella lontana e nobilissima Sciacca un uomo colto, elegante, dalla conversazione pacata e dai gesti lenti e antichi, ha interpretato la poesia segreta dei giardini e delle piazze deserte e assolate, dei cortili e delle palme indolenti. Vincenzo Nucci sa che la pittura non può influire nel corso della vita, né cambiarla, sa che il tempo è immobile e che il pensiero dell’uomo varia e si ripete; muta l’apparenza, ma riproduce gli archetipi. E come il pensiero, la pittura. Così non è necessario essere originali per forza, cercare di cambiare le tecniche e il senso delle immagini con arbitrari procedimenti. E’ sufficiente onestamente trascrivere quello che si vede. La piccola variante di ogni personalità rispetto a un’altra farà la nostra immagine, attraverso la paziente ricerca del mestiere, diversa da ogni altra – e pur sempre entro il solco di una grande tradizione. Il sole, il suo affanno mitigato dall’ombra di una frasca, il suo trascolorare sulle pietre chiare, il suo placarsi: questi mi sembrano i temi obbligati della ricerca di Nucci, letterariamente coordinati in una serie sotto l’insegna de Il Gattopardo. E quindi della grande Storia, della continuità del tempo immobile, dell’immutabile archetipo. Ma i luoghi e lo spirito del Gattopardo sono oggettivamente i luoghi e lo spirito della Sicilia di Nucci, quella che egli ancor oggi vede e vive. Non è il sogno, non è un luogo mitico, non è un’estasi della mente, ma è il paesaggio, l’hortus conclusus dove continuamente si posa l’occhio di Nucci, che non cede al ricatto della contemporaneità turpe e devastante. La polvere gialla, il pulviscolo d’oro che anima la luce di queste visioni, prima che vedute, posa veramente sulle architetture, sulle sculture, sulle vegetazioni; e patina cielo e terra, palazzi e strade. Nucci punta all’arazzo, a un’opera paziente di tessiture, di colori, in morbide nuances. Anche in questo è gattopardesco, attribuendo una dimensione di storia alla natura di Guccione. E qui sta la variante della sua autonoma poetica (…).

(presentazione al catalogo della mostra alla Galleria Basile, Palermo, Febbraio 1988)

altri che hanno scritto di lui:

Maria Attanasio, Lucio Barbera, Giovanni Bonanno, Francesca Bonazzoli, Liana Bortolon, Antonio Calabrò, Silvia Carrer,Elvira Cassi Salvi, Martina Corgnati,Philippe Daverio, Silvia Dell’Orso, Fabrizio Dentice, Valentina Di Miceli, Eva Di Stefano, Angelo Dragone, Francesco Gallo, Aldo Gerbino, Carlo Giacomozzi, Guido Giuffrè, Marco Goldin, Franco Grasso, Sebastiano Grasso, Piero Guccione, Paolo Levi, Stefano Malatesta, Dario Micacchi, Angelo Mistrangelo, Elisabetta Muritti, Paolo Nifosì, Laura Oddo, Maria Teresa Prestigiacomo, Giuseppe Quatriglio, Aleardo Rubini, Ruggero Savinio, Anna Maria Schmidt, Giuseppe Servello, Vittorio Sgarbi, Enzo Siciliano, Roberto Tabozzi, Roberto Tassi, Sergio Troisi, Emilia Valenza, Marco Vallora, Marco Valsecchi, Tono Zancanaro.